mostra a cura di Massimo Ferrari e Claudia Tinazzi
La mostra restituisce due progetti fotografici di Annamaria Belloni.
Supernatura è un racconto per immagini circa il conflittuale e controverso rapporto della natura con l’uomo contemporaneo, dove l’essere umano, nel tentativo secolare di sottometterla, sta perdendo sempre di più il reale contatto con essa rischiando di rimanerne travolto, sia dalla sua furia quando le manca di rispetto, che dalla sua bellezza, sia essa maestosa, o solo sussurrata.
La serie Riot nasce nel 2020, in un periodo storico particolare in cui un senso generale di impotenza di fronte ad eventi più grandi di noi, crea una sorta di ribellione, piccole esplosioni che coinvolgono sia l’uomo che la natura, in una sorta di cortocircuito.
L’indagine – tutt’ora in corso – prosegue oltrepassando il dato storico contingente, per allargarsi verso uno stato d’animo diverso: più universale da un lato, perché tocca corde comuni che spingono l’uomo verso una voglia di evasione da situazioni e città spesso diventate claustrofobiche; dall’altro, invece, un sentire più intimo e personale, in bilico tra la costante sensazione di precarietà e la voglia di ritrovare se stessi; un’impresa possibile solo attraverso una riconciliazione con l’ambiente naturale per ritrovare la forza di una bellezza dimenticata, necessaria ma sempre più fragile.
exhibition curated by Massimo Ferrari and Claudia Tinazzi
The exhibition presents two photographic projects by Annamaria Belloni.
Supernatura is a visual narrative about the conflictual and controversial relationship between nature and contemporary humankind. In humanity’s centuries-long attempt to subdue nature, human beings are increasingly losing genuine contact with it, risking being overwhelmed—both by nature’s fury when it is disrespected, and by its beauty, whether majestic or softly whispered.
The series Riot was conceived in 2020, during a particularly significant historical moment in which a widespread sense of powerlessness in the face of events greater than ourselves generated a form of rebellion—small explosions involving both humans and nature, in a kind of short circuit.
This investigation—still ongoing—moves beyond its specific historical context to open onto a different state of mind: on the one hand, a more universal condition, as it touches shared impulses that drive people toward a desire for escape from situations and cities that have often become claustrophobic; on the other hand, a more intimate and personal sensibility, poised between a constant feeling of precariousness and the desire to rediscover oneself. This is a pursuit made possible only through reconciliation with the natural environment, in order to recover the strength of a forgotten beauty—necessary, yet increasingly fragile.