Mantovarchitettura

con Saša Dobričić
a cura di Alisia Tognon

Il modo in cui ci relazioniamo al cibo è profondamente intrecciato con il nostro modo di abitare e, quindi, con il modo in cui costruiamo le nostre città. Il cibo non è mai soltanto nutrimento: è una pratica spaziale, politica e ontologica. Che cosa mangiamo, come e dove mangiamo, plasma l’organizzazione materiale della nostra vita quotidiana, l’estensione territoriale delle nostre economie e l’architettura del nostro coesistere.

Le attuali crisi ambientali e climatiche possono essere lette anche come effetti collaterali del modo in cui mangiamo: deforestazione, degrado del suolo, impoverimento delle risorse idriche, inquinamento, perdita di biodiversità e cambiamento climatico sono inscritti nei nostri consumi quotidiani. Ogni boccone porta con sé una fitta rete di relazioni socio-culturali, ecologiche ed economiche. Il cibo e il nostro modo di alimentarci esprimono al tempo stesso i nostri modelli di consumo, dai bisogni essenziali a quelli più raffinati, e modellano i paesaggi e gli spazi dell’interazione sociale e naturale.

Eppure il cibo offre anche un potenziale trasformativo. Piccoli cambiamenti nella dieta, nei comportamenti o nella stagionalità possono produrre effetti ecologici enormi. Nessun edificio può avere un impatto simile, perché il cibo mette in relazione i nostri due bisogni fondamentali: società e natura. Se le città soddisfano il nostro bisogno di vita sociale, sono anche chiamate a diventare luoghi in cui riscoprire, ripensare e riequilibrare il nostro rapporto con il mondo naturale e con il corpo, la nostra principale macchina sensoriale, attraverso cui facciamo esperienza dello spazio e riscopriamo nuove forme di domesticità.


with Saša Dobričić
curated by Alisia Tognon

The way we relate to food is deeply entangled with how we dwell, and thus how we build our cities. Food is never just nutrition: it is a spatial, political, and ontological practice. What, how, and where we eat shapes the material organization of our daily life, the territorial reach of our economies, and the architecture of our co-existence. Today’s environmental and climate crises can also be read as side effects of the way we eat: deforestation, soil degradation, water depletion, pollution, biodiversity loss, and climate change are embedded in our everyday consumption. Every bite carries a dense network of socio-cultural, ecological, and economic relations. Food and the way we eat simultaneously express our patterns of consumption (from essential to refined needs), and shape the landscapes and spaces of social and natural interaction. Yet food also offers transformative potential. Small dietary, behavioral, or seasonal changes can produce massive ecological effects. No building can have such impact, becausefood connects our two fundamental needs-society and nature. While cities satisfy our need for social life, they are called to become arenas to rediscover, rethink, and rebalance our relationship with the natural world; and with the body, our core sensorial machine, through which we taste space and rediscover new forms of domesticity.